In arrivo nuovi controlli fiscali: cosa guarderà l’Agenzia delle Entrate

C’è un momento, ogni anno, in cui anche chi è sempre stato ordinato sente un piccolo brivido: quando si parla di controlli fiscali. Nel 2026 quel brivido sarà più frequente, non perché cambino le regole, ma perché cambierà il modo in cui vengono scelte le posizioni da verificare, con controlli più mirati, più selettivi e soprattutto più basati sui dati.

Perché nel 2026 i controlli “si vedranno” di più

Il punto chiave è la quantità di attività pianificate. Nel Piano Integrato di Attività e Organizzazione (PIAO) si parla di circa 320.000 controlli sostanziali da parte dell’Agenzia delle Entrate e di 75.000 verifiche della Guardia di Finanza, per un totale di 395.000 azioni. Numeri importanti, che però non significano “caccia indiscriminata”: significano che verranno concentrati gli sforzi dove l’incrocio dei dati segnala più probabilità di errori o irregolarità.

In pratica, meno controlli casuali e più controlli “dove ha senso guardare”.

Il vero cambio di passo: controlli selettivi con algoritmo

Dal 1° gennaio 2026 la selezione dei casi da controllare punta sempre di più su analisi automatiche che mettono insieme:

  • dichiarazioni fiscali (Irpef, Ires, Iva, eccetera)
  • fatture elettroniche
  • flussi e informazioni disponibili nei sistemi dell’Amministrazione
  • indicatori di comportamenti a rischio (incoerenze ricorrenti, anomalie contabili, pattern non compatibili)

L’idea, sulla carta, è semplice e anche abbastanza “di buon senso”: se i dati dicono che tutto torna, è più difficile finire sotto la lente; se invece emergono buchi o contraddizioni, la probabilità sale.

Cosa guarderà davvero l’Agenzia delle Entrate

Qui conviene essere concreti. I controlli 2026, per come sono impostati, si concentreranno soprattutto su quattro aree.

1) Bonus edilizi e detrazioni

L’attenzione su bonus edilizi e detrazioni resta alta. Non tanto per “punire” chi li usa, quanto per intercettare:

  • lavori dichiarati ma non supportati da documenti coerenti
  • importi non compatibili con fatture, bonifici, asseverazioni
  • intestazioni, quote e passaggi non allineati tra soggetti coinvolti

Se hai fruito di bonus, l’aspetto più delicato non è averli richiesti, ma poter dimostrare la tracciabilità e la correttezza documentale.

2) Partite IVA e incoerenze operative

Le partite IVA restano un’area sensibile: dichiarazioni, Iva, costi, ricavi e margini devono raccontare una storia plausibile. Le verifiche mirate tendono a scovare:

  • scostamenti forti tra fatturato dichiarato e dati di fatturazione
  • crediti e compensazioni “strani” rispetto al profilo
  • ripetute anomalie non sanate dopo comunicazioni

Qui spesso non è il singolo errore a pesare, ma la ripetizione di piccole incoerenze.

3) Incroci informativi e profili di spesa

Un classico che torna in modo più “scientifico”: gli incroci tra ciò che dichiari e ciò che risulta da altri dati. Non è questione di singole spese, ma di compatibilità complessiva tra reddito, detrazioni, movimenti e informazioni disponibili.

4) Fatture elettroniche e crediti

Si parla anche dell’utilizzo di enormi archivi di fatture elettroniche (numeri nell’ordine dei miliardi) per affinare i controlli e, in alcuni casi, bloccare crediti in presenza di debiti fiscali. Tradotto: la fattura elettronica non è solo un adempimento, è un tassello centrale per ricostruire catene di operazioni, coerenze Iva e posizioni complessive.

Come ridurre il rischio senza vivere in ansia

La buona notizia è che la direzione sembra premiare la compliance: chi è ordinato e risponde, tende a essere meno “interessante” per controlli invasivi. Nella pratica, le abitudini che aiutano davvero sono queste:

  1. Tenere un archivio chiaro di fatture, bonifici, contratti, certificazioni, asseverazioni (se presenti).
  2. Controllare la coerenza tra dichiarazione, CU, dati precaricati e documenti di supporto.
  3. Rispondere tempestivamente a comunicazioni e richieste, perché il silenzio spesso alza il livello di attenzione.
  4. Valutare, se applicabile, strumenti come il concordato preventivo biennale, che può rendere più prevedibile il rapporto con il Fisco.

Una mini-mappa pratica dei documenti da avere pronti

AreaCosa tende a fare scattare controlliDocumenti che salvano tempo
Bonus ediliziimporti incoerenti, passaggi poco chiarifatture, bonifici parlanti, CILA/SCIA, asseverazioni, contratti
Detrazionidati non allineati, spese non tracciatericevute, estratti conto, certificazioni, quietanze
Partita IVAanomalie Iva, costi/ricavi poco plausibiliregistri, fatture emesse e ricevute, prima nota, contratti
Crediti e compensazionidebiti aperti, crediti “fuori profilo”prospetti, F24, dichiarazioni, comunicazioni ricevute

Il senso finale: più precisione, non più “durezza”

Il 2026 non si annuncia come l’anno delle regole impossibili, ma come l’anno dei controlli più precisi. Se c’è un modo semplice per riassumerlo, è questo: i dati parlano tra loro sempre meglio. E quando i numeri raccontano una storia coerente, di solito non c’è molto da temere. Quando invece la storia è piena di buchi, l’Agenzia delle Entrate avrà più strumenti per accorgersene, e più motivi per approfondire.

Redazione Riso News

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