Ti è mai capitato di essere davanti al bancomat, magari di fretta, e pensare: “Se prelevo un po’ di più, qualcuno mi chiederà spiegazioni?” Ecco, dal 2026 questa sensazione potrebbe diventare molto più concreta, perché cambiano le regole del gioco sui prelievi in contanti e sui controlli collegati ai conti correnti.
Cosa cambia davvero: la soglia che fa scattare l’attenzione
Il punto chiave è semplice, almeno sulla carta: con i nuovi indirizzi di controllo (attesi dal 2026, con una decorrenza operativa che viene indicata da dicembre 2025), la soglia “tranquilla” per un prelievo senza particolari verifiche viene fissata a 500 euro.
Questo non significa che sopra i 500 euro sia vietato prelevare. Significa che, oltre questa cifra, la banca potrebbe:
- chiederti una giustificazione più chiara sull’operazione,
- effettuare verifiche di coerenza con il tuo profilo,
- valutare eventuali segnalazioni previste dagli obblighi antiriciclaggio.
In altre parole, la risposta alla domanda che tutti si fanno è: fino a 500 euro per operazione è l’area in cui, in linea generale, non dovrebbero scattare controlli più rigorosi. Oltre, l’operazione diventa “più osservata”.
Perché proprio adesso: tracciabilità e controlli più mirati
La direzione è quella di una maggiore tracciabilità dei flussi di denaro. L’obiettivo dichiarato è ridurre evasione fiscale e riciclaggio, soprattutto quando il contante viene usato in modo non coerente con redditi, attività dichiarate o abitudini di spesa.
Qui è importante capirsi: il contante resta legale. Solo che diventa, sempre più spesso, un “segnale” che può attivare domande. E le domande, per una banca, non sono curiosità, sono procedure.
La norma di riferimento (e cosa c’entra con te)
Il quadro generale richiama l’Art. 49 del D.Lgs. 231/2007, la base della normativa italiana su limitazioni e obblighi legati all’uso del contante e alla prevenzione di reati finanziari. Gli aggiornamenti attesi per il 2026 puntano a rendere più stringenti alcuni passaggi operativi, soprattutto lato banche.
Tradotto in vita reale: non è la banconota il problema, è il “perché” e il “come” la muovi.
E i pagamenti tra privati? La soglia sale (e sembra un paradosso)
Qui arriva il dettaglio che spiazza molti: la soglia per transazioni in contanti tra privati viene indicata in aumento da 5.000 a 10.000 euro.
Sembra contraddittorio, ma le due cose possono convivere perché parlano di ambiti diversi:
- Prelievi al bancomat: attenzione più forte sul momento in cui il contante entra in mano tua.
- Pagamenti tra privati: soglia più ampia sul trasferimento, ma con un contesto che resta comunque osservabile se emergono incoerenze.
In pratica, puoi anche avere più margine nei pagamenti in contanti, ma se per arrivarci fai una serie di prelievi “strani”, il sistema potrebbe accorgersene.
Cosa aspettarsi in concreto: le domande tipiche e come prepararsi
Se superi i 500 euro, non è detto che succeda qualcosa subito. Ma è realistico aspettarsi richieste come:
- “A cosa serve questo contante?”
- “È un prelievo collegato alla tua attività?”
- “Hai documenti o elementi che spiegano l’operazione?”
Per non trasformare una cosa normale in una seccatura, può aiutare:
- tenere traccia di spese importanti (fatture, ricevute, preventivi),
- evitare prelievi ripetuti e ravvicinati se non necessari,
- preferire strumenti tracciabili quando la spesa lo consente.
La verità che conviene ricordare
Questa non è una “tagliola” che ti impedisce di usare i tuoi soldi. È un cambio di clima: sopra certe soglie, soprattutto 500 euro al bancomat, il contante diventa più facilmente oggetto di verifica.
Se ti muovi con coerenza e buon senso, non c’è nulla di cui avere paura. Ma se sei abituato a gestire molto contante (piccoli imprenditori, commercianti, chi lavora con incassi frequenti), vale la pena organizzarsi prima, perché il 2026 potrebbe arrivare con meno sorprese e più richieste di chiarezza.




