Succede sempre così: senti parlare di “rendimenti altissimi”, magari in fila alle Poste o in un gruppo WhatsApp di famiglia, e per un attimo ti chiedi se ti stai perdendo l’occasione della vita. Poi inizi a scavare e scopri che, dietro le voci, c’è una realtà più interessante ma anche più concreta: i buoni fruttiferi postali (BFP) nel 2026 possono ancora essere una scelta solida, purché si capisca bene quanto rendono davvero, in quali tempi, e quali “trappole di distrazione” evitare.
La verità sui rendimenti “più alti del momento”
Partiamo dalla domanda che conta: quali sono i BFP più remunerativi nel 2026?
I numeri, quelli realistici, ruotano attorno a una logica semplice: più tieni fermo il capitale, più il tasso cresce. Ed è qui che molti si confondono, perché leggono il tasso massimo e lo immaginano subito, mentre spesso arriva solo dopo molti anni.
Ecco una mappa chiara dei prodotti più citati per rendimento.
| Tipo di buono | Orizzonte tipico | Rendimento lordo indicativo | Per chi ha senso |
|---|---|---|---|
| Buono Ordinario | 17-20 anni | fino a circa 5% annuo nel lungo termine (tassi crescenti) | pazienti, orizzonte lungo |
| Indicizzato all’inflazione italiana | 10 anni | 0,60% fisso + quota variabile | chi teme il caro vita |
| Buono 3×4 | 4 anni (step) | circa 1,50% lordo annuo a 4 anni | chi vuole un compromesso |
| Altri (es. “100”, Premium 4 anni) | variabile | fino a 2,50-3% lordo | chi cerca una durata più corta |
Buono Ordinario: il “maratoneta” dei risparmi
Se c’è un buono che, nel racconto dei rendimenti 2026, fa sempre capolino è il Buono Ordinario. Il motivo è semplice: ha tassi crescenti. In pratica parti basso, ad esempio intorno allo 0,75% nei primi anni, e sali gradualmente fino a livelli molto più interessanti nel lunghissimo periodo.
Punti chiave da tenere a mente:
- dopo il 10º anno può superare l’1,80% lordo complessivo annuo,
- il picco arriva verso le 17-20 annualità, dove si possono vedere valori lordi anche vicini al 5% annuo (a seconda della serie e delle condizioni),
- ha senso solo se sai già che quei soldi non ti serviranno presto.
Io lo vedo come una cassaforte con un timer: più resisti alla tentazione di aprirla, più ti premia.
Indicizzato: quando la paura è il carrello della spesa
Se la tua inquietudine principale è l’aumento dei prezzi, il buono indicizzato all’inflazione italiana è quello che ti fa dormire meglio. Funziona con una base fissa (circa 0,60%) più una componente che segue l’indice FOI.
In parole semplici: non promette miracoli, ma prova a difendere il potere d’acquisto. È utile quando pensi “ok, magari il rendimento non sarà altissimo, ma almeno non mi ritrovo fra dieci anni con gli stessi euro che valgono meno”.
Buono 3×4: la via di mezzo, senza troppi pensieri
Il 3×4 è uno di quei prodotti che piacciono a chi vuole una regola chiara: scadenze a blocchi e rendimento che cresce nel tempo. Nel 2026, viene spesso citato per un rendimento intorno all’1,50% lordo annuo a 4 anni.
È un buono “pratico”:
- orizzonte più corto rispetto all’Ordinario,
- struttura leggibile,
- utile per chi vuole un piano senza complicazioni.
Costi e condizioni: la parte che molti saltano
Qui vale la pena essere pignoli, perché le differenze le fanno i dettagli:
- Rimborso anticipato: in genere possibile dopo 12 mesi. Prima, recuperi il capitale ma senza interessi.
- Tassazione: 12,5% sugli interessi, più bassa di molte alternative finanziarie.
- Imposta di bollo: 0,20% annuo solo se superi 5.000 euro complessivi, sotto quella soglia non si applica.
- ISEE: fino a 50.000 euro per nucleo familiare, questi strumenti non incidono sull’indicatore (aspetto spesso decisivo).
- Commissioni: in genere nessun costo di sottoscrizione o gestione.
L’“allerta” vera: occhio ai rendimenti al 7% e ai buoni dimenticati
Ogni tanto riemerge la voce di un buono al 7% o addirittura 8%, “facile”, “flessibile”, “disponibile in ufficio postale o online”. Il punto è che, quando si va a cercare riscontri seri, questa promessa non trova conferme affidabili e i livelli reali si muovono, appunto, nell’area 3-5% solo con vincoli temporali lunghi.
La vera allerta, semmai, è un’altra: controllare eventuali vecchi buoni cartacei. Nel 2026 alcune emissioni possono avvicinarsi a scadenze e finestre di prescrizione. Una rapida verifica in casa, in un cassetto, può valere più di mille “soffiate”.
Come scegliere senza farsi prendere dall’ansia
Se vuoi decidere con calma, ragiona così:
- Definisci la durata (4 anni, 10 anni, 20 anni).
- Chiarisci il tuo obiettivo, protezione o massimo rendimento.
- Considera bollo e impatto su ISEE.
- Ricorda che la sicurezza è alta, ma i rendimenti restano moderati rispetto a investimenti più rischiosi come le azioni.
Alla fine, il buono giusto è quello che ti fa dire: “So perché l’ho scelto, e so quando lo riscatterò”. Questo, nel 2026, è già un vantaggio enorme.




