Se hai l’impressione che ogni gennaio porti con sé una piccola suspense, non sei l’unico. Tra spesa al supermercato, bollette e visite mediche, basta un decimale in più o in meno per cambiare la sensazione di “respiro” a fine mese. Nel 2026 la novità c’è, ed è molto concreta: un adeguamento provvisorio all’1,4% legato all’inflazione, con effetti diversi a seconda dell’importo della pensione.
Cosa succede dal 1° gennaio 2026 (ma lo vedi dopo)
L’aumento parte formalmente dal 1° gennaio 2026. Però, nella pratica, molti lo noteranno davvero sul cedolino di febbraio 2026, perché l’aggiornamento dei sistemi avverrà il 2 febbraio. Tradotto in parole semplici:
- a febbraio arriverà la pensione con l’importo rivalutato,
- più gli arretrati di gennaio, in un’unica soluzione.
È quel classico effetto “doppio movimento” che fa comparire una cifra un po’ più alta per un mese, poi si stabilizza.
Pensioni minime: i nuovi importi (e perché il netto sembra piccolo)
Per le pensioni minime, il quadro è questo:
- importo base 2025: 603,40 euro mensili,
- importo base 2026: 611,85 euro mensili (circa +8,45 euro lordi),
- più un incremento aggiuntivo dell’1,3%, che porta il totale intorno a 619,80 euro.
Qui arriva il punto che spesso spiazza: tra trattenute e differenze di calcolo, l’aumento “percepito” può risultare di circa 3 euro netti al mese rispetto al 2025. Non è un errore, è l’effetto combinato di rivalutazione, tassazione e arrotondamenti. Insomma, sulla carta cresce, ma nel portafoglio non sempre si sente allo stesso modo.
Simulazioni rapide: quanto cresce una pensione “media”
Per orientarsi, ecco una tabella con aumenti lordi mensili indicativi (valori approssimativi, utili per farsi un’idea):
| Pensione lorda mensile | Aumento lordo mensile stimato | Nota |
|---|---|---|
| Fino a 1.000 euro | ~14 euro | circa +182 euro annui |
| 1.300 euro | ~18 euro | progressivo su base annua |
| 1.500 euro | ~21 euro | vicino a +273 euro annui |
| 2.000-3.000 euro | ~28-38 euro | aumenta “a scalini” |
| Oltre 3.000 euro | fino a ~50 euro netti | spesso ridotto dalle fasce |
È il motivo per cui molti assegni “medi” possono vedere incrementi nell’ordine di 30-50 euro, mentre le pensioni più basse restano su variazioni molto contenute.
Perché non tutti avranno lo stesso +1,4% (la perequazione a fasce)
Il meccanismo di perequazione non applica sempre la rivalutazione piena a tutti gli importi. Nel 2026, l’idea di base è:
- 100% della rivalutazione (quindi 1,4%) fino a 4 volte il trattamento minimo (circa 2.413-2.447 euro lordi).
- 90% della rivalutazione (quindi circa 1,26%) tra 4 e 5 volte il minimo.
- 75% della rivalutazione (quindi circa 1,05%) oltre 5 volte il minimo.
In pratica, più l’assegno è alto, più la percentuale effettiva tende a ridursi.
Cedolino di febbraio: come leggere l’aumento e gli arretrati
Quando arriverà il cedolino di febbraio, di solito conviene controllare due voci:
- la nuova quota mensile rivalutata,
- la voce di arretrati riferita a gennaio.
In alcuni casi, proprio per l’effetto combinato incremento più arretrati, si può vedere una somma “una tantum” che può arrivare a diverse decine di euro, poi dal mese successivo resta solo l’aumento mensile.
Manovra 2026: tasse e integrazioni possono cambiare il netto
Oltre alla rivalutazione, si parla anche di possibili interventi su Irpef e su misure di integrazione per contrastare la povertà previdenziale (il cosiddetto “incremento al milione”, potenziato come valore di riferimento). Qui la regola d’oro è non fermarsi al lordo: due pensioni con lo stesso aumento teorico possono avere netti diversi per via di detrazioni e scaglioni.
Ultimo dettaglio che conta: numeri provvisori e possibile conguaglio
Queste cifre sono provvisorie: la rivalutazione viene stimata, poi può essere ricalcolata. Se l’andamento dei prezzi risulterà diverso dal previsto, potrebbe arrivare un conguaglio nel 2027. È un finale meno “romantico”, ma utile: meglio sapere subito che qualche aggiustamento è fisiologico.
Alla fine, la domanda vera non è solo “quanto aumenta”, ma “quando lo vedo” e “quanto resta netto”. Nel 2026 la risposta è: aumento da gennaio, visibile soprattutto da febbraio, con arretrati, e con differenze reali legate alle fasce e alla tassazione.




