Attenzione al call center: non dire mai questa frase o useranno le tue parole contro di te

Ti è mai capitato di rispondere al telefono con la testa altrove, magari mentre stai cucinando o stai entrando in metropolitana, e di dire un “sì” quasi automatico? Ecco, proprio quel riflesso, così umano e così quotidiano, è uno dei punti più delicati quando dall’altra parte c’è un call center aggressivo o, peggio, un tentativo di truffa.

La frase che non devi regalare a cuor leggero

La frase “proibita” non è magica, ma è potentissima: “Sì” (e ancora di più “Sì, confermo” o “Sì, accetto”).

Perché? In alcune pratiche scorrette, un “sì” registrato e tolto dal suo contesto può essere usato per costruire una presunta conferma, ad esempio per:

  • far risultare che hai accettato un’offerta,
  • sostenere che hai dato consenso a un cambio contratto,
  • “chiudere” verbalmente un passaggio che tu pensavi fosse solo informativo.

Non significa che ogni call center lo faccia, né che un semplice “sì” basti sempre a rendere valido un contratto, ma significa che quella risposta può diventare un elemento di pressione quando poi ti chiamano di nuovo dicendo “abbiamo la registrazione”.

Come funziona davvero il gioco delle domande

Di solito l’imbocco è innocuo, quasi amichevole. Ti fanno domande che invitano al “sì” per inerzia:

  1. “Lei è il titolare dell’utenza, giusto?”
  2. “La chiamata è registrata, va bene?”
  3. “Conferma che abita in via…?”
  4. “Vuole risparmiare sulla bolletta, sì?”

A quel punto, se rispondi con una serie di sì, la conversazione prende velocità. È qui che conviene rallentare, come quando attraversi una strada e senti una bici arrivare: ti fermi mezzo secondo e guardi meglio.

La risposta alternativa che ti mette al sicuro (senza essere scortese)

Se vuoi rimanere educato ma non prestare parole a nessuno, usa risposte “piene”, non monosillabi. Alcune formule pratiche:

  • “Mi dica esattamente di cosa si tratta, senza registrare la mia accettazione.”
  • “Non do conferme verbali, mi mandi tutto per iscritto.”
  • “Non autorizzo l’uso della mia voce come consenso.”
  • “Sto prendendo nota, non sto accettando nulla.”

Sono frasi semplici, ma cambiano l’assetto della chiamata: spostano il controllo su di te.

I segnali che dovrebbero accenderti la spia rossa

Quando senti uno di questi elementi, alza subito il livello di attenzione:

  • Urgenza (“solo oggi”, “scade tra un’ora”, “altrimenti pagherà di più”)
  • richieste di dati (codice fiscale, POD, IBAN, documento)
  • “problemi” generici (“bollette non pagate”, “anomalia”, “pratica bloccata”)
  • numero che sembra credibile ma potrebbe essere spoofing

E soprattutto, se ti interrompono o ti incalzano, è spesso un modo per impedirti di ragionare. In questi casi chiudere la chiamata non è maleducazione, è protezione.

Cosa fare se temi di aver detto “sì” nel modo sbagliato

Se ti resta quella sensazione fastidiosa, tipo “forse ho confermato qualcosa”, fai così, con calma:

  • Richiama tu il canale ufficiale del tuo fornitore (numero sul sito o in bolletta) e chiedi se risultano richieste in corso.
  • Se arriva un contratto non richiesto, contesta subito per iscritto e conserva tutto (email, SMS, data e ora della chiamata).
  • Chiedi copia della registrazione se qualcuno sostiene di averla.
  • Iscriviti al Registro pubblico delle opposizioni, riduce molte chiamate indesiderate (non le azzera, ma aiuta).

La regola d’oro: rallenta e fai domande

La difesa più efficace è quasi banale: non farti trascinare. Quando una chiamata ti spinge a rispondere “sì” di continuo, è un segnale. Prenditi quei dieci secondi in più, chiedi “chi siete?”, “da dove avete il numero?”, “mi mandate i dettagli?”.

Perché il punto non è vivere nel sospetto, è evitare che la tua voce, in un momento di distrazione, diventi la scorciatoia per qualcun altro. E quella piccola abitudine, dire meno “sì” automatici e più frasi complete, spesso basta a chiudere la porta prima che qualcuno provi a entrare.

Redazione Riso News

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