Se ti è capitato di leggere di un “buono postale al 7% annuo lordo”, capisco benissimo l’effetto, sembra la classica occasione che non puoi lasciarti scappare. Anch’io, la prima volta, ho pensato: “Com’è possibile, se i tassi dei buoni sono sempre stati prudenti?”. Poi inizi a scavare e la storia diventa più interessante, e anche più chiara.
Cosa significa davvero “7% annuo lordo”
L’idea di un interesse record al 7% viene spesso raccontata come un buono con capitale garantito, sottoscrivibile facilmente e con interessi che “maturano” in modo lineare. In teoria, suona perfetto per chi vuole un investimento sicuro, senza ansie da mercati.
Nella pratica, però, per parlare di 7% servono dettagli molto precisi che spesso mancano:
- Durata esatta del buono e quando si raggiunge quel tasso.
- Se il 7% è un tasso medio calcolato su più anni, oppure un tasso “a scadenza” non sempre disponibile prima.
- Eventuali requisiti (nuova liquidità, rinnovo, finestre promozionali, serie specifiche).
Quando questi elementi non sono esplicitati, è facile che ci si trovi davanti a una ricostruzione promozionale, o a un caso particolare non generalizzabile al 2026.
I rendimenti reali dei Buoni Fruttiferi Postali nel 2026
Se guardiamo alle tipologie comunemente disponibili nel 2026, i rendimenti lordi annui a scadenza si muovono in un range decisamente più basso, in genere tra 1,25% e 3% a seconda del prodotto e dell’orizzonte temporale.
Ecco una sintesi utile, così da orientarsi senza perdersi nei nomi:
| Tipologia (esempi) | Rendimento lordo annuo a scadenza | Durata | A chi può interessare |
|---|---|---|---|
| 6 mesi per 6 mesi | 1,25% | 6 mesi (con rinnovi) | Chi vuole vincoli brevi e importi piccoli |
| Rinnova 4 anni | 1,50% | 4 anni | Chi reinveste buoni in scadenza |
| Rinnova Prima 4 anni | 1,75% | 4 anni | Chi pianifica con anticipo |
| Premium 4 anni | 2,50% | 4 anni | Chi apporta nuova liquidità su libretto |
| 3×4 | fino a 2,50% | fino a 14 anni | Chi accetta durata lunga per tasso crescente |
| 100 | 3% | variabile | Serie/edizioni dedicate |
| Ordinario | fino a 3% (dopo molti anni) | fino a 20 anni | Chi punta al lungo periodo |
Il punto chiave è semplice: nel 2026 il “tetto” che si incontra più spesso, a scadenza e su durate lunghe, è intorno al 3% lordo, non al 7%.
Perché il “7%” può sembrare credibile (anche quando non lo è)
Ci sono tre motivi per cui questa cifra continua a riapparire:
- Confusione tra lordo e netto (e tra tasso annuo e rendimento finale).
- Effetto ottico: tassi “crescenti” su durate lunghe possono far immaginare un picco elevato, ma non sempre corrisponde a un 7% annuo.
- Confronto implicito con periodi storici diversi, quando i tassi erano più alti, o con strumenti non equivalenti.
In più c’è l’elefante nella stanza: l’inflazione. Anche con capitale garantito, se i prezzi corrono, un rendimento moderato può “stringersi” nella vita reale, proprio come mettere acqua in un secchio che perde lentamente: il livello sale, ma meno di quanto speri.
Costi, tasse e “quanto mi resta in tasca”
I buoni postali hanno una struttura fiscale in genere favorevole sugli interessi, con tassazione agevolata al 12,5%. Però vanno considerati anche:
- possibile imposta di bollo (in base alla situazione complessiva),
- convenienza diversa sopra o sotto certe soglie di capitale,
- vincoli di tempo (se esci prima, spesso il rendimento cambia).
Quindi, conviene davvero?
Conviene se stai cercando sicurezza, semplicità e un parcheggio ordinato dei risparmi, per esempio per un obiettivo familiare a 4, 6 o 10 anni. È meno adatto se vuoi inseguire un rendimento alto, perché il 2026 racconta numeri più sobri.
La conclusione, senza misteri, è questa: il “buono al 7%” è più una narrazione promozionale o un caso specifico difficile da ricondurre alle condizioni standard del 2026. Per decidere bene, la bussola è sempre la stessa, leggere il foglio informativo della serie attiva e confrontare il tasso effettivo a scadenza con il tuo orizzonte di tempo.




