Se c’è una domanda che torna sempre, soprattutto quando l’incertezza fa rumore, è questa: “Dove metto i miei risparmi per dormirci tranquillo?”. Nel 2026, i buoni fruttiferi postali continuano a essere una risposta semplice, quasi “di famiglia”, ma con numeri che vale la pena guardare da vicino, perché tra lordo, netto, durata e regole fiscali la differenza può essere enorme.
Perché si parla di “investimento sicuro”
I buoni fruttiferi postali sono pensati per chi vuole protezione del capitale e un rendimento predeterminato, o comunque calcolabile. La sensazione è quella di un salvagente: non promette salti spettacolari, ma ti tiene a galla con regolarità. In più, la garanzia è legata al circuito di Poste Italiane, cosa che nella percezione comune rafforza l’idea di affidabilità.
Quanto rendono davvero nel 2026 (dal lordo al netto)
Nel 2026 i rendimenti lordi dichiarati vanno indicativamente dall’1,25% al 3%, in base a tipologia e durata. Però la domanda corretta è: quanto mi resta in tasca?
- Il rendimento netto è più basso del lordo per effetto della tassazione.
- Se disinvesti troppo presto, potresti prendere zero interessi, quindi il “vero guadagno” dipende anche dal tuo orizzonte temporale.
Un esempio concreto aiuta subito a mettere i piedi per terra: con il Buono 6 mesi (1,25% lordo), su 4.500 euro a scadenza si arriva a circa 4.524,54 euro. È un guadagno contenuto, ma chiaro e misurabile, e per molti è proprio questo il punto.
I buoni “brevi”, quando vuoi parcheggiare liquidità
Se hai un obiettivo vicino, o semplicemente non vuoi legarti troppo, il Buono 6 mesi è la versione “parcheggio intelligente”:
- Rendimento lordo: 1,25% a scadenza
- Rendimento netto stimato: circa 1,09%
- Ideale se vuoi provare lo strumento senza impegnarti per anni
Qui la parola chiave è semplicità: metti, aspetti sei mesi, ritiri.
I 4 anni, la fascia dove iniziano le differenze vere
A quattro anni la scelta diventa interessante, perché le varianti cambiano sensibilmente il risultato:
- Buono 4 anni Plus: 1,25% lordo
- Buono Rinnova 4 anni: 1,50% lordo
- Buono Premium 4 anni e Buono 100: fino al 3% lordo a scadenza (il top dell’offerta 2026)
Se stai pensando “3% sembra tanto”, hai ragione, ma va ricordato che è a scadenza, quindi devi essere disposto a restare investito fino alla fine per ottenere quel potenziale.
Il 3×4 (12 anni), per chi ragiona a tappe
Il Buono 3×4 è curioso perché racconta una storia: il rendimento cresce col tempo, come un premio alla pazienza.
- dopo 3 anni: 1%
- dopo 6 anni: 1,50%
- dopo 9 anni: 2,25%
- dopo 12 anni: 3%
È la scelta tipica di chi si dice: “Non so se terrò i soldi 12 anni, ma intanto mi lascio una strada aperta”. E questa “scala” psicologicamente aiuta a non mollare troppo presto.
L’indicizzato all’inflazione, quando temi l’erosione dei prezzi
Qui entriamo nel terreno dell’inflazione: quella forza silenziosa che rende i soldi meno potenti nel tempo. Il Buono indicizzato all’inflazione italiana (10 anni) offre:
- 0,60% fisso annuo lordo
- più un extra-rendimento variabile legato all’andamento dell’inflazione
Non è pensato per “fare il colpo”, ma per difendere il potere d’acquisto con una logica più elastica.
Vantaggi fiscali che possono cambiare la scelta
Due dettagli, spesso sottovalutati, possono pesare più del rendimento:
- Imposta di bollo: esente fino a 5.000 euro, oltre si applica lo 0,20% annuo
- fino a 50.000 euro per nucleo familiare, i buoni non concorrono al calcolo dell’ISEE
In pratica, per alcune famiglie la convenienza non è solo “quanto rende”, ma anche “quanto non mi penalizza” a livello di indicatori e costi.
Rimborso anticipato: libertà, ma con una regola chiara
Il rimborso è sempre possibile, ed è una bella sensazione sapere che non sei bloccato. Però:
- se rimborsi prima della scadenza naturale, in genere ottieni solo il capitale, senza interessi
- dopo 18 mesi puoi richiedere rimborso totale o parziale con interessi maturati
Il punto è semplice: i buoni sono sicuri, sì, ma premiano chi rispetta i tempi.
La risposta finale: quanto puoi guadagnare davvero?
Nel 2026 puoi aspettarti rendimenti lordi tra 1,25% e 3%, con un guadagno “vero” che dipende da tre leve: durata, tassazione, capacità di non uscire troppo presto. Se cerchi un investimento conservativo, a rischio praticamente nullo, e vuoi una traiettoria prevedibile, i buoni fruttiferi postali restano una scelta coerente, soprattutto quando l’obiettivo non è correre, ma proteggere e pianificare.




