C’è un momento, prima o poi, in cui ti ritrovi a guardare quella sigla, TFR, e a pensare: “Ok, ma dove lo metto davvero? In azienda o in un fondo?” Oggi la domanda è ancora più concreta, perché tra tassazione, nuove regole e prospettive pensionistiche, la scelta può cambiare parecchio il risultato finale.
Il punto che sposta tutto: la tassazione
Se devo dirla in modo semplice, la differenza più grossa tra TFR in azienda e fondo pensione si gioca sulla tassazione finale.
- TFR lasciato in azienda (o in Tesoreria INPS): quando lo incassi, viene tassato con una “tassazione separata” che, in pratica, si aggancia alla tua Irpef media degli ultimi 5 anni, spesso tra 23% e 43%.
- TFR versato in un fondo pensione: la prestazione finale gode di una tassazione agevolata, che parte dal 15% e può scendere fino al 9%, in base agli anni di permanenza.
È quel tipo di differenza che non si nota mese per mese, ma pesa quando arriva il momento di incassare.
Rendimenti: la sicurezza del TFR vs la variabilità dei fondi
Il TFR in azienda ha un meccanismo di rivalutazione “automatico”: circa 1,5% + 75% dell’inflazione ogni anno. È un sentiero piuttosto regolare, con un’imposta applicata sulla rivalutazione.
I fondi pensione, invece, investono sui mercati. Quindi:
- possono offrire rendimenti potenzialmente superiori nel lungo periodo,
- ma portano con sé rischio di mercato e costi (che cambiano molto da fondo a fondo).
Qui l’immagine mentale è chiara: il TFR in azienda è un passo costante, il fondo può essere una camminata più veloce, ma con qualche salita e discesa.
Le novità che contano: cosa cambia dal 2026
La Legge di Bilancio 2026 introduce elementi che rendono la scelta ancora meno “rimandabile”.
Silenzio-assenso per i neoassunti
Dal 1° luglio 2026, per i neoassunti del settore privato (esclusi i domestici), se non si esprime una scelta entro i tempi previsti, scatta un silenzio-assenso: il TFR finisce nel fondo con più adesioni in azienda (o quello indicato dagli accordi collettivi).
Questo significa che l’inerzia, da sola, può portarti verso la previdenza complementare.
Tesoreria INPS per alcune aziende
Per aziende con almeno 60 dipendenti (con un passaggio transitorio 2026-2027), le quote di TFR non destinate ai fondi possono confluire nel Fondo di Tesoreria INPS, che dà una garanzia di erogazione anche in caso di difficoltà aziendale.
Obblighi informativi
I datori di lavoro dovranno comunicare in modo più strutturato le opzioni disponibili, quindi ci si può aspettare più moduli e più “scelte da firmare”.
Confronto rapido, ma decisivo
| Aspetto | TFR in azienda/INPS | Fondo pensione |
|---|---|---|
| Tassazione finale | Irpef media ultimi 5 anni (circa 23-43%) | 15% che scende fino a 9% |
| Rendimenti | Rivalutazione definita (1,5% + 75% inflazione) | Variabili, potenzialmente più alti, dipendono da mercati e costi |
| Garanzia | Maggiore prevedibilità, Tesoreria INPS in certi casi | Dipende dal comparto scelto, ma con diversificazione |
| Flessibilità | Liquidazione a cessazione, anticipi possibili | Riscatti e anticipi con regole e possibili penalità |
Quando conviene davvero il fondo (e quando no)
Il fondo pensione tende a convenire se
- hai un orizzonte lungo (anni di lavoro davanti), perché la tassazione può scendere verso il 9%,
- sei in uno scaglione Irpef medio-alto e vuoi evitare che il TFR venga colpito da un’aliquota più pesante,
- vuoi costruire una pensione integrativa, anche perché la pensione pubblica è legata al sistema contributivo.
In più, dal 2026 c’è un tema interessante: la deducibilità dei versamenti alla previdenza complementare fino a 5.300 euro annui (escluso il TFR conferito), con meccanismi di recupero delle quote non usate nei primi anni.
Lasciare il TFR in azienda/INPS può avere senso se
- ti serve una maggiore sensazione di stabilità e non vuoi oscillazioni legate ai mercati,
- pensi di avere bisogno di liquidità in tempi più brevi (pur con regole e tassazioni da considerare),
- vuoi evitare costi di gestione del fondo (che, se alti, erodono rendimento).
La scelta “che conviene oggi”, senza girarci intorno
Con le regole e i numeri attuali, per molte persone il fondo pensione risulta spesso più conveniente soprattutto per la tassazione agevolata (9-15%) rispetto alla tassazione del TFR in azienda legata all’Irpef. Però la convenienza vera si misura su tre cose: tempo, costi del fondo e propensione al rischio.
Se vuoi un criterio pratico: più sei lontano dalla pensione e più il vantaggio fiscale del fondo tende a diventare “denaro reale” nel tempo. Se invece ti serve certezza assoluta e orizzonte breve, il TFR in azienda o in Tesoreria INPS può risultare più coerente.




