Ti è capitato di frugare in un cassetto, tra bottoni spaiati e vecchie chiavi, e di trovarti in mano una moneta da 5 lire con il delfino? È una di quelle scoperte che accendono subito la fantasia: “E se valesse una fortuna?”. La verità è più interessante di quanto sembri, perché quasi sempre vale poco, ma in rari casi può trasformarsi in un piccolo colpo di scena.
La 5 lire “Delfino”, perché è così comune
Questa moneta è stata coniata per decenni, dal 1951 al 2001, in lega Italma, con diametro 20,2-20,3 mm e peso 1 grammo. È leggera, semplice, diffusissima, e proprio questa enorme presenza nelle tasche degli italiani ha un effetto diretto sul valore: quando esistono tantissimi esemplari, il mercato non ha “fame” di pezzi comuni.
In totale si parla di una tiratura complessiva superiore a un miliardo di pezzi, un numero che da solo spiega perché la maggior parte delle 5 lire “Delfino” oggi si scambi per pochi euro.
Come riconoscerla al volo (e cosa guardare davvero)
Se vuoi capire se hai in mano un esemplare interessante, non fermarti al “c’è il delfino”. I dettagli contano, e nella numismatica sono proprio i dettagli a fare la differenza.
Ecco i punti chiave da controllare:
- Dritto: delfino, valore “5”, anno, segno di zecca “R” (Roma).
- Rovescio: timone, scritta “REPUBBLICA ITALIANA”, firma ROMAGNOLI (talvolta “G. ROMAGNOLI”).
- Contorno: liscio.
- Asse alla francese: se ruoti la moneta in verticale, le facce restano allineate.
Poi arriva la domanda che cambia tutto: in che condizioni è?
La regola d’oro: lo stato di conservazione
Molte 5 lire “Delfino” sembrano “vecchie ma ok”, però per il mercato non basta. La differenza vera è tra una moneta circolata e una in Fior di Conio (FDC), cioè praticamente senza segni d’usura, con rilievi pieni e campi puliti.
In pratica:
- una moneta comune molto circolata spesso vale 0,50-2 €
- la stessa moneta comune in ottima conservazione può salire a 10-20 €
Non è magia, è domanda: chi colleziona cerca pezzi belli, non solo pezzi “esistenti”.
Quanto vale davvero: i casi comuni e le eccezioni che cambiano la partita
Qui sotto trovi una sintesi realistica, utile per orientarti. Le cifre possono oscillare in base a richiesta del momento, perizie e canale di vendita, ma il quadro resta quello.
| Anno o variante | Cosa la rende speciale | Condizione tipica richiesta | Valore indicativo |
|---|---|---|---|
| Anni comuni (es. 1967 e molti altri) | Tiratura alta | Da MB a SPL | 0,50-5 € |
| Anni comuni in FDC | Conservazione eccellente | FDC | 10-20 € |
| 1951 (con timone) | Prima emissione, più ricercata | FDC | 12-15 € |
| 1956 (molto rara, R2) | Annata davvero difficile | FDC | fino a 2.800 € o più |
| 1969 (1 capovolto) | Variante/errore noto | Qualsiasi | circa 70 € |
| 1989 (timone rovesciato) | Variante ricercata | Qualsiasi | circa 60 € |
| PROVA | Esemplare di prova, rarissimo | FDC | quotazioni elevate |
La morale è semplice: se hai una 5 lire qualsiasi, probabilmente è una moneta simpatica e “di memoria”, ma non rara. Se invece leggi 1956 e la moneta è davvero splendida, allora sì, vale la pena approfondire con calma.
Un mini controllo pratico in 60 secondi
Quando la prendi in mano, fai questa sequenza:
- Leggi l’anno e cerca eventuali particolarità (1956, 1969, 1989, scritta PROVA).
- Guarda il timone e la firma ROMAGNOLI, verifica se ci sono inversioni evidenti.
- Controlla i rilievi del delfino e il numero 5, se sono “mangiati” dall’usura, il valore scende.
- Evita pulizie aggressive, perché graffi e lucidature possono peggiorare la valutazione.
Alla fine, la risposta che cercavi è questa: la 5 lire con il delfino vale quasi sempre pochi euro, ma in presenza di annate rare o varianti e soprattutto in FDC, può arrivare a cifre sorprendenti. Il trucco è non farsi abbagliare dall’età, ma farsi guidare dai dettagli.




