Sintomi, cause e trattamento dell’incontinenza fecale

Capita più spesso di quanto si pensi, eppure se ne parla pochissimo: l’incontinenza fecale, con i suoi sintomi, le sue cause e i possibili trattamenti, può arrivare in silenzio, magari con “solo” qualche perdita di muco o gas, e poi diventare un problema che cambia la giornata, i rapporti sociali, perfino il modo di uscire di casa. La buona notizia è che, nella maggior parte dei casi, esistono strategie concrete per migliorare.

Che cos’è, in parole semplici

L’incontinenza fecale è la perdita involontaria e incontrollata di feci o gas intestinali. La gravità è molto variabile: si va da episodi lievi (il classico “soiling”, piccole tracce di muco o feci) fino a una difficoltà importante nel trattenere lo stimolo.

Non è “solo un fastidio”: è un segnale che qualcosa, nel delicato equilibrio tra intestino, sfinteri anali, nervi e pavimento pelvico, non sta funzionando come dovrebbe.

Sintomi: come si manifesta davvero

Spesso non è un unico sintomo, ma un insieme di segnali che si presentano in modi diversi a seconda delle persone e delle giornate.

I sintomi principali

  • Perdite involontarie di feci liquide, solide o di muco, a volte durante uno sforzo, una camminata veloce, un colpo di tosse, oppure anche senza stimolo percepito.
  • Gas intestinali non controllabili, con difficoltà a “trattenerli” in contesti sociali.
  • Urgenza defecatoria incontrollabile, lo stimolo arriva improvviso e non si riesce a rimandare, oppure il contrario, si verifica la perdita senza alcun preavviso.
  • Sensazione di evacuazione incompleta, come se “restasse qualcosa” e poi, poco dopo, arrivasse una perdita.

Sintomi associati (che spesso pesano tantissimo)

  • Flatulenza e gonfiore addominale.
  • Prurito anale o genitale, arrossamenti e irritazioni cutanee.
  • Piccole infezioni o infiammazioni della zona perianale o, in alcuni casi, disturbi urinari correlati.
  • Impatto psicologico: imbarazzo, ansia, evitamento di viaggi o uscite, fino a isolamento e umore depresso.

Cause: perché succede

Immagina il retto e l’ano come una “valvola intelligente” che deve chiudere bene, percepire cosa sta arrivando (gas, liquido, solido) e coordinarsi con il pavimento pelvico. Quando una di queste componenti si indebolisce o si danneggia, il controllo può ridursi.

Cause più comuni

  • Indebolimento o lesione dello sfintere anale, dopo parto (soprattutto con lacerazioni), traumi, interventi chirurgici, o con l’età.
  • Problemi dei nervi che controllano la sensibilità e la contrazione (per esempio neuropatie, alcune malattie neurologiche, complicanze del diabete).
  • Disturbi intestinali come diarrea (più difficile da contenere), infiammazioni, coliti, o situazioni di urgenza ricorrente.
  • Stipsi cronica: può sembrare un paradosso, ma la stitichezza prolungata può portare a “tracimazioni” o a un retto meno sensibile.
  • Alterazioni del pavimento pelvico e prolassi, più frequenti in alcune fasi della vita.

Per inquadrare bene il problema, spesso il medico valuta anche il possibile ruolo del retto e della sua capacità di distendersi e “segnalare” lo stimolo.

Diagnosi: i controlli che aiutano davvero

La diagnosi parte quasi sempre da una buona anamnesi, senza giudizio, e da un esame obiettivo. In base al caso, possono essere utili:

  • Manometria ano-rettale (misura forza e coordinazione).
  • Esami di imaging funzionale (come defecografia) se si sospettano alterazioni anatomiche.
  • Valutazioni mirate se sono presenti diarrea cronica, sanguinamento o dolore.

Se compaiono sangue nelle feci, calo di peso inspiegato o sintomi nuovi e rapidi, la valutazione medica va fatta senza rimandare.

Trattamento: cosa funziona, passo dopo passo

Il trattamento è personalizzato: si sceglie in base a gravità, causa e impatto sulla vita quotidiana.

Primo approccio (spesso molto efficace)

  1. Dieta e idratazione: più fibre quando serve “compattare” le feci, attenzione agli alimenti che aumentano urgenza o gas, acqua distribuita bene nella giornata.
  2. Farmaci mirati, per esempio per ridurre la diarrea o gestire la stipsi (sempre con indicazione medica).
  3. Riabilitazione del pavimento pelvico: esercizi (tipo Kegel) e, quando disponibile, biofeedback per migliorare forza e coordinazione.

Opzioni avanzate (nei casi selezionati)

  • Dispositivi di contenimento come plug rettali o soluzioni temporanee per situazioni specifiche.
  • Procedure come iniezioni o tecniche di supporto.
  • Neuromodulazione sacrale, utile in alcune forme resistenti.
  • Chirurgia (per esempio sfinteroplastica), fino a opzioni più radicali nei casi gravi e refrattari.

Un ultimo punto, molto concreto

Chi convive con l’incontinenza fecale spesso pensa di “doverci convivere e basta”. Non è così. Con un percorso guidato (proctologo, gastroenterologo, fisioterapista del pavimento pelvico), molte persone recuperano controllo, sicurezza e libertà. E sì, anche la tranquillità di uscire senza pianificare ogni dettaglio.

Redazione Riso News

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