C’è un momento, mentre frughi in soffitta o apri un vecchio baule di famiglia, in cui senti il metallo freddo sotto le dita e capisci che non stai guardando un semplice oggetto. Una macchina da scrivere può sembrare un cimelio romantico, ma in certi casi è anche un piccolo tesoro, e sì, alcuni modelli oggi arrivano a cifre sorprendenti, fino a 1.700 euro.
Perché alcune macchine da scrivere valgono così tanto?
La verità è che il valore non dipende solo dall’età. A fare la differenza è una combinazione precisa di dettagli, spesso invisibili a un’occhiata distratta:
- Rarità del modello e quantità prodotte
- Stato di conservazione, ruggine, tasti funzionanti, vernice originale
- Presenza di custodia e accessori
- Varianti linguistiche (tastiera inglese o tedesca, alfabeti particolari)
- Provenienza, documentazione, eventuale certificazione
In pratica, due macchine identiche “a prima vista” possono valere cifre molto diverse solo per una tastiera o un dettaglio di serie.
I modelli più ricercati (e quanto possono valere)
Se ti stai chiedendo “ok, ma quali sono quelle davvero ambite?”, ecco una lista concreta, con stime tipiche per esemplari in buone condizioni.
Mignon (con custodia, tastiera inglese): circa 400 euro
Piccola, compatta, affascinante. La custodia originale, quando presente, fa impennare l’interesse dei collezionisti.Macchina rettangolare prodotta tra 1905 e 1934 (alfabeto inglese, variante rara): circa 450 euro
Qui il valore lo fa spesso una singola variante, per esempio la configurazione dei caratteri o una tiratura meno comune.Lelio Climax (1914, modello tedesco elegante): circa 500 euro
È una di quelle macchine che sembrano “di design” prima ancora che la parola esistesse. Il fascino del periodo e la resa estetica contano moltissimo.Sri L’MB Machine numero 5 (intorno al 1900, tasti sferici, tamburo inclinato): circa 550 euro
I dettagli costruttivi fuori standard, come i tasti sferici, sono esattamente ciò che manda in visibilio chi colleziona.Apice Braille (in scatola di legno, 6 tasti speciali per non vedenti): fino a 1.700 euro nelle versioni rarissime
Qui siamo nel territorio dei pezzi “da vetrina”. L’unione tra funzione sociale, ingegneria dedicata e rarità spinge il valore molto più in alto rispetto alla media.
La regola d’oro: non è solo “vecchia”, è “giusta”
Se hai una macchina da scrivere in casa, la domanda non dovrebbe essere “quanti anni ha?”, ma “che versione è?”. I collezionisti inseguono la variante giusta come si farebbe con una moneta: stessa epoca, stesso materiale, ma una piccola differenza può cambiare tutto.
Ecco cosa controllare subito, senza strumenti particolari:
- Numero di serie e targhette
- Tipo di tastiera (lingua, disposizione, caratteri)
- Presenza di custodia o scatola originale
- Funzionamento: carrello, leve, ritorno, nastro
- Segni di riparazioni, riverniciature, parti sostituite
Dove informarsi (e perché un museo può aiutarti davvero)
Se ti prende la curiosità, sappi che a Milano esiste il Museo della Macchina da Scrivere, nato nel 2006, con oltre 650 pezzi unici. È uno di quei posti dove capisci al volo quanto sia vasto questo mondo, e ti ritrovi a fissare macchine incredibili, persino una cinese con migliaia di tasti. Non è solo una gita, è un modo pratico per allenare l’occhio: dopo, riconosci meglio forme, epoche, soluzioni tecniche.
E a proposito di storia e meccanica, vale la pena ricordare che la macchina da scrivere non è un oggetto “nostalgico”, è un passaggio chiave nell’evoluzione della scrittura moderna.
Aste, mercatini e valutazioni: cosa aspettarsi davvero
Le stime che leggi sono basate su valori di mercato per esemplari in buone condizioni, ma la cifra finale può oscillare. Le aste premiano i pezzi rari con documentazione, i mercatini a volte regalano occasioni, e i negozi specializzati tendono a offrire valutazioni più conservative ma affidabili.
Il punto, quello che risolve il mistero e ti lascia soddisfatto, è semplice: alcune antiche macchine da scrivere valgono una fortuna perché sono rare, complete, riconoscibili e desiderate. Se ne hai una, non limitarti a spolverarla, guardala come guarderesti un orologio d’epoca: ogni dettaglio può essere la differenza tra “oggetto vintage” e pezzo da collezione.




