Vertigine posturale: come prevenirla e curarla?

Ti è mai capitato di girarti nel letto e, all’improvviso, sentire la stanza “partire” come una giostra? La vertigine posturale è proprio così: breve, intensa, spiazzante. E spesso ha un nome preciso, Vertigine Parossistica Posizionale Benigna (VPPB). La buona notizia è che, nella maggior parte dei casi, si capisce bene perché succede e si può intervenire in modo molto concreto.

Cos’è davvero la vertigine posturale (e perché sembra così violenta)

Dentro l’orecchio interno abbiamo un sistema finissimo che registra ogni movimento della testa. Il problema, nella VPPB, nasce quando alcuni minuscoli cristalli di calcio, gli otoliti, si staccano dalla loro sede e “migrano” nei canali semicircolari. È come se una manciata di granelli finisse in un sensore delicato: a ogni cambio di posizione, inviano segnali sbagliati e il cervello interpreta una rotazione che non esiste.

Questa vertigine è detta “benigna” perché non è un tumore e spesso non è un’emergenza neurologica, ma può essere molto invalidante, soprattutto se ti fa perdere stabilità.

Cause e fattori che la scatenano

Non sempre c’è un singolo colpevole. Spesso, però, ci sono contesti tipici:

  • Invecchiamento (più frequente dopo i 50 anni)
  • Traumi cranici, anche lievi
  • Periodi di allettamento prolungato
  • Otiti o infiammazioni dell’orecchio
  • Interventi a carico dell’orecchio
  • Altre condizioni vestibolari (per esempio sindrome di Ménière o neurite vestibolare)

In alcuni casi, dopo un evento acuto, può instaurarsi una forma più persistente, la Vertigine Posturo-Percettiva Persistente (PPPD), in cui il sintomo non è più “a crisi” ma diventa una sensazione cronica di instabilità, spesso alimentata anche da stress e ipervigilanza.

Sintomi: come riconoscerla (senza confonderla con altro)

Il segno più tipico è un episodio improvviso di vertigine intensa che dura poco, spesso 10-30 secondi (raramente oltre un minuto), scatenato da movimenti specifici:

  • alzarsi dal letto
  • girarsi nel letto
  • chinarsi
  • guardare in alto (tipo prendere qualcosa da uno scaffale)

Possono comparire anche:

  • nistagmo (gli occhi “scattano” involontariamente)
  • nausea o vomito
  • sudorazione
  • instabilità e, negli anziani, rischio di cadute

Diagnosi: il test che fa “parlare” la vertigine

In ambulatorio, lo specialista ORL può confermare il sospetto con manovre provocatorie, come la Dix-Hallpike, osservando il nistagmo posizionale. È un passaggio importante perché le vertigini non sono tutte uguali: alcune, più rare, possono essere di origine centrale e richiedere accertamenti urgenti.

Quando farsi vedere subito

Se insieme alla vertigine compaiono debolezza a un arto, difficoltà a parlare, visione doppia, forte cefalea improvvisa, non aspettare: serve una valutazione urgente.

Prevenzione: piccole abitudini che riducono le recidive

Qui non si parla di “magia”, ma di terreno favorevole o sfavorevole alle ricadute. Aiuta molto:

  • evitare cambiamenti bruschi di posizione, soprattutto appena svegli
  • curare idratazione e riposo
  • gestire lo stress (perché amplifica percezioni e nausea)
  • controllare e correggere la vitamina D se bassa, perché la carenza è associata a maggiori recidive
  • introdurre esercizi graduali di equilibrio, partendo da movimenti semplici e controllati

Cura: cosa funziona davvero (e cosa no)

La terapia più efficace, quando si tratta di VPPB, è meccanica, non farmacologica.

1) Manovre di riposizionamento

La più nota è la manovra di Epley: con una sequenza di posizioni guidate, si “accompagna” il materiale nei canali semicircolari fuori dalla zona che provoca il disturbo. In molti casi risolve in una o poche sedute, con percentuali di successo spesso 80-90%.

È meglio farla eseguire da uno specialista, almeno la prima volta, per individuare il canale coinvolto e ridurre errori.

2) Riabilitazione vestibolare

Se i sintomi persistono o se c’è una componente di instabilità prolungata (come nella PPPD), la riabilitazione vestibolare è un percorso di esercizi che rieduca il sistema dell’equilibrio, migliorando tolleranza ai movimenti e sicurezza nella camminata. Qui entra in gioco anche il concetto di propriocezione, cioè la capacità del corpo di percepirsi nello spazio.

3) Farmaci (solo per “tamponare”)

Antinausea e antivertiginosi possono aiutare nelle fasi acute, ma non spostano gli otoliti, quindi non curano la causa. Si usano con criterio e per periodi brevi.

Il punto chiave da ricordare

La vertigine posturale fa paura perché arriva come un colpo di scena, ma spesso ha una spiegazione semplice e una soluzione molto concreta: riconoscere il meccanismo, confermare la diagnosi e fare le manovre giuste, senza improvvisare. E, nel frattempo, proteggerti con prevenzione, sonno, idratazione e un percorso di esercizi mirati, così da tornare a muoverti senza quella fastidiosa sensazione di “mondo che gira”.

Redazione Riso News

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