C’è un momento, quando senti parlare di “nuovo buono fruttifero in arrivo”, in cui ti viene spontaneo pensare: “Ok, ma è davvero una novità utile, oppure è solo rumore?” Ho provato a mettere ordine tra le nuove serie BFP 2026, i requisiti e soprattutto una cosa che interessa a tutti, quanto rendono davvero una volta tolte tasse e bolli.
Che cosa sono (e perché tanta gente li considera “tranquilli”)
I Buoni Fruttiferi Postali sono titoli di risparmio emessi con Poste Italiane e Cassa Depositi e Prestiti, con garanzia statale sul capitale. Tradotto in parole semplici, non stai inseguendo la volatilità, stai comprando un’idea di stabilità: metti soldi, li lasci lavorare, li riprendi con interessi secondo regole predefinite.
In più, di solito non ci sono commissioni di sottoscrizione o gestione, e questo, nel lungo periodo, pesa più di quanto sembri.
Chi può richiederli davvero (senza giri di parole)
Qui la risposta è più larga di quanto molti immaginino:
- Maggiorenni, senza requisiti particolari di reddito.
- Minori, ma tramite genitori o tutori (intestazione dedicata).
- Chi ha accesso ai canali digitali può acquistarli online se abilitato, altrimenti in ufficio postale.
Gli importi minimi sono spesso da 50 euro, anche se alcuni prodotti specifici possono avere soglie diverse (in certi casi si parte da 500 euro).
Le tipologie 2026 che si stanno facendo notare
Non esiste un “buono magico” valido per tutti, la scelta dipende da tempo e obiettivo. Però alcune serie 2026 sono quelle che, in questo periodo, attirano più attenzione per tassi e struttura.
| Tipologia | Durata | Rendimento lordo indicativo a scadenza | Per chi è pensato |
|---|---|---|---|
| 4 anni Plus / Premium | 4 anni | fino a 3% | per nuova liquidità o nuovi versamenti |
| Buono 100 | 4 anni | fino a 3% | legato a finalità sociali, spesso su nuovi versamenti |
| Rinnova 4 anni | 4 anni | 1,50% | per chi rimborsa buoni in scadenza e reinveste |
| 3×4 (tassi crescenti) | 12 anni | fino a 3% a 12 anni | per chi vuole uscire a 3, 6, 9 o 12 anni |
| Indicizzato a inflazione italiana | 10 anni | tasso fisso + rivalutazione FOI | per difendere potere d’acquisto con l’inflazione |
| 6 mesi (rinnovi) | 6 mesi | 1,25% | per chi cerca orizzonti brevissimi e rinnovo automatico |
| Buoni a cedola | vari | 1,25% a 1,75% | per chi vuole interessi periodici |
Quanto rende “davvero”: tasse, bollo e un esempio concreto
Il punto che spesso viene sottovalutato è che il rendimento lordo non è quello che ti resta in tasca.
- Tassazione sugli interessi: 12,5%. In pratica, il netto è circa l’87,5% degli interessi maturati.
- Imposta di bollo: in genere esente fino a 5.000 euro, sopra quella soglia si applica lo 0,20% annuo (il costo varia in base al controvalore nel tempo).
Esempio semplice, giusto per “sentire” i numeri: metti 10.000 euro in un buono che arriva a 3% annuo lordo a 4 anni (approssimiamo con capitalizzazione annua). A scadenza avresti circa 11.255 euro lordi, quindi 1.255 euro di interessi. Tolta la tassazione, gli interessi diventano circa 1.098 euro netti, per un totale di circa 11.098 euro. Se poi paghi anche il bollo (sopra 5.000 euro), ipotizzando circa 20 euro l’anno, il guadagno netto si riduce ancora un po’. Non cambia la filosofia, ma cambia la percezione.
Come scegliere senza pentirsene dopo
Se devo darti un criterio pratico, è questo:
- Se vuoi massima flessibilità, guarda durate brevi, sapendo che il tasso sarà più contenuto.
- Se vuoi inseguire i tassi più alti, accetta che il premio arriva con vincoli più lunghi o condizioni (nuovi versamenti, rinnovi).
- Se ti preoccupa il potere d’acquisto, valuta l’indicizzato, ricordando che non è una bacchetta magica, è una protezione “parziale” legata all’indice.
Alla fine, il “nuovo buono in arrivo” non è un segreto misterioso: è l’aggiornamento di una famiglia di strumenti pensati per chi vuole sicurezza, regole chiare e un rendimento prevedibile. La parte davvero importante è farsi due conti con netto, bollo e orizzonte temporale, perché è lì che si decide se ti conviene davvero.




