La scena è questa: apri una vecchia cantina, sposti una scatola di libri ingialliti, e sotto spunta una valigetta rigida. La apri e, come in un film, eccola lì, una macchina da scrivere del 1970. Ti viene subito un pensiero fulmineo: “E se valesse una fortuna?”. La risposta è più interessante di quanto sembri, perché sì, a volte può essere un piccolo tesoro, ma molto più spesso è un oggetto prezioso per altri motivi, e con un valore che dipende da dettagli concreti.
Vale davvero una fortuna? Dipende (e spesso no)
Partiamo dal punto chiave: una macchina da scrivere del 1970 non vale automaticamente una fortuna. Nel mercato attuale, gli esemplari comuni e ben tenuti si collocano spesso tra 100 e 500 euro. Non è poco, ma non è neppure la cifra da capogiro che ci immaginiamo.
Il “salto” verso cifre più alte succede solo quando entrano in gioco rarità, design e condizioni eccezionali. E lì la faccenda si fa intrigante.
I 4 fattori che fanno salire (o scendere) il prezzo
Quando si parla di valutazione, è come guardare un diamante: non basta che brilli, devi capire perché.
- Condizioni generali
- Funziona tutto? Tasti reattivi, carrello scorrevole, nastro sostituibile.
- È completa? Custodia, coperchi, parti originali.
- Ha ruggine, crepe, ingiallimenti, odore di muffa? Questi dettagli possono abbassare il prezzo.
Una macchina ben conservata o restaurata tende a valere di più, mentre l’usura marcata può dimezzare l’interesse.
Marca e modello
Alcuni nomi attirano collezionisti e appassionati perché raccontano un’epoca. In particolare, Olivetti è tra le più ricercate. Ci sono modelli “standard” spesso tra 100 e 300 euro, mentre alcune icone di design fanno salire l’asticella.Rarità e design
Colori speciali, versioni meno diffuse, edizioni limitate o soluzioni tecniche particolari possono portare la valutazione oltre 600 euro, e in casi specifici anche oltre 1000. Qui entra in gioco anche la cultura del design, perché alcune macchine sono cercate non solo per scrivere, ma per arredare.Provenienza e completezza
Documenti originali, manuali, scontrini, scatola, custodia, o una storia verificabile (anche solo la “dotazione completa”) possono aumentare la richiesta del 30-50%. Sembra incredibile, ma nel vintage la “narrazione” conta.
Esempi di prezzi reali (per orientarti subito)
Per farti un’idea senza perderti in mille annunci, ecco una sintesi pratica:
| Marca/Modello | Periodo | Condizioni tipiche | Fascia di prezzo |
|---|---|---|---|
| Olivetti “generica” anni 70 | 1970 | Buone | 100-300 € (più se rara) |
| Olympia Traveller De Luxe | Anni 70 | Buone, usata | circa 400 € |
| Olivetti Underwood 650 | 1970-80 | Conservata | 150-225 € |
| Olivetti Valentine | Anni 70 | Da collezione | 200-320 € |
| Olivetti Studio 44/Lettera | Anni 70 | Restaurata | 180-220 € |
Non sono “prezzi magici”, ma una bussola realistica.
Come capire in 10 minuti cosa hai tra le mani
Se vuoi fare una prima valutazione seria, ti bastano pochi passaggi:
- Identifica modello e seriale (spesso sotto o dietro la macchina).
- Scatta foto nitide di:
- vista frontale e laterale
- tastiera
- carrello e leve
- eventuali difetti
- custodia e accessori
- Fai un test rapido:
- premi più tasti, devono tornare su senza impuntarsi
- sposta il carrello, deve scorrere regolare
- controlla se il rullo è secco o screpolato
Poi confronta su siti di aste e marketplace, ma sempre filtrando per “venduto” (non “in vendita”), perché è lì che vedi quanto la gente paga davvero.
Quando conviene chiamare un esperto
Se riconosci un modello noto, se la macchina è in condizioni eccellenti, o se noti dettagli “strani” (colore insolito, targhette particolari, accessori completi), una valutazione professionale può evitarti due errori classici: svenderla o sopravvalutarla.
Ecco il punto che chiude il cerchio: una macchina da scrivere del 1970 di solito non cambia la vita, ma può valere più di quanto pensi, soprattutto se è ben conservata e “giusta” per collezionisti o amanti dell’arredo vintage. E anche quando non è una fortuna, è un oggetto con un fascino raro, perché ti costringe a rallentare, a sentire il suono dei tasti, e a ricordare che le cose belle, spesso, pesano e fanno rumore.




