C’è un momento, quando hai delle cartelle sulle spalle, in cui ogni lettera sembra più pesante del solito. Ecco perché la Rottamazione-quinquies, introdotta dalla Legge di Bilancio 2026 (Legge n. 199/2025), sta facendo parlare così tanto: non è solo “un altro condono”, ma un cambio di ritmo che, per molti debitori, può diventare finalmente gestibile.
La novità che cambia davvero le regole: 54 rate bimestrali
La sorpresa più grossa è questa: un piano lunghissimo, fino a 54 rate bimestrali, cioè circa 9 anni di respiro. In pratica, il debito può trasformarsi in una specie di “bolletta programmata”, con scadenze regolari e prevedibili.
- Prima rata: 31 luglio 2026
- Poi si procede ogni due mesi
- Ultime scadenze nel 2035 (ad esempio 31 gennaio, 31 marzo e 31 maggio 2035)
Per chi ha carichi elevati, questo cambia tutto: non è solo una dilazione, è la possibilità di pianificare davvero la vita, senza la sensazione di rincorrere continuamente scadenze impossibili.
Cosa si paga (e cosa no): il senso della definizione agevolata
La Rottamazione-quinquies permette di estinguere i debiti senza interessi di mora, sanzioni e aggio. Tradotto: paghi il “cuore” del debito, non tutto ciò che si è accumulato nel tempo come una valanga.
Attenzione però a un dettaglio importante: sulle rate è previsto un interesse del 3% annuo a partire dal 1° agosto 2026. Non è un azzeramento totale del costo del tempo, ma resta spesso molto più sostenibile rispetto al percorso ordinario della riscossione.
Quali cartelle rientrano: la finestra temporale
Sono ammessi i debiti affidati all’Agenzia delle Entrate-Riscossione dal 1 gennaio 2000 al 31 dicembre 2023. Quindi la platea è ampia, ma non illimitata: tutto ciò che è successivo al 31 dicembre 2023 resta fuori.
Dentro, in linea generale, troviamo:
- Imposte da dichiarazioni (ad esempio Irpef, Iva) e controlli automatizzati o formali
- Contributi previdenziali INPS (in determinate condizioni)
- Sanzioni del Codice della Strada, con una particolarità: si riducono soprattutto interessi e aggio, non necessariamente la sanzione “base”
Il “secondo treno” per chi era decaduto
Un altro aspetto che può fare la differenza, per chi ci è già passato, è la possibile riammissione di debitori decaduti da precedenti rottamazioni (come rottamazione-ter, saldo e stralcio, quater), a patto che rientrino nei requisiti previsti e che la posizione sia coerente con la nuova disciplina (con verifiche legate anche allo stato dei pagamenti entro date precise).
In pratica, non è una porta spalancata per tutti, ma per alcuni può essere un rientro in gioco molto concreto.
La sorpresa “locale”: IMU, TARI, bollo e multe possono rientrare?
Qui entra in scena la seconda novità, meno certa ma potenzialmente enorme: dal 2026 potrebbe attivarsi una rottamazione locale per alcuni tributi comunali (come IMU e TARI), bollo auto e multe, ma non in modo automatico.
Dipende dalle scelte dei singoli enti territoriali. Quindi la regola pratica è semplice:
- se il tuo Comune o ente decide di aderire, potresti avere un canale agevolato anche sui tributi locali
- se non lo fa, quei debiti restano fuori (salvo siano già affidati alla riscossione nazionale nei modi previsti)
Cartelle “inesigibili” cancellate automaticamente: pulizia senza domanda
Dal 1° gennaio 2026 è previsto anche un meccanismo di annullamento automatico delle cartelle considerate inesigibili, senza che tu debba presentare richiesta. L’idea è ripulire posizioni irrecuperabili tramite comunicazioni agli enti creditori.
Non significa che “sparisce tutto per tutti”, ma che alcune posizioni, quando tecnicamente non riscuotibili, possono essere eliminate d’ufficio.
Come si aderisce: scadenze e passaggi da non sbagliare
L’adesione è solo telematica sul sito dell’Agenzia delle Entrate-Riscossione, con una finestra molto chiara:
- Domanda online entro il 30 aprile 2026
- Entro il 30 giugno 2026, comunicazione con importi dovuti e accettazione
- Pagamento:
- unica soluzione entro 31 luglio 2026, oppure
- rate fino a 54, bimestrali
Decadenza: l’errore che costa carissimo
Qui bisogna essere onesti: la convenienza è alta, ma la tolleranza sugli errori è bassa. Si decade in caso di:
- mancato pagamento della prima o ultima rata
- mancato pagamento di due rate, anche non consecutive
E ciò che hai versato diventa acconto sul debito ordinario, che torna a vivere con regole e carichi standard.
Cosa fare adesso (senza farsi prendere dal panico)
Se vuoi capire se questa è la tua occasione, il primo passo è verificare i carichi sul portale dell’Agenzia delle Entrate-Riscossione e, se la situazione è complessa, confrontarti con un professionista. Perché la novità che “cambia tutto” è reale, ma funziona solo se incastri bene date, tipologia di debito e disciplina locale. E, stavolta, il tempo lungo può diventare un alleato.




