C’è un momento, guardando “Affari Tuoi”, in cui ti viene spontaneo pensare: “Ok, ma loro quanto prendono davvero?”. I pacchi, le luci, le battute, quel ritmo da partita che sembra un gioco tra amici, e intanto dietro le quinte scorre una contabilità molto più concreta. La verità è meno “da favola” di quanto immagini, ma anche più interessante, perché svela come funzionano davvero gettoni, premi e netto in tasca.
Il punto di partenza: non tutti vengono pagati allo stesso modo
Nel programma convivono due ruoli diversi:
- I pacchisti, presenti a puntata, con un compenso di presenza.
- I concorrenti, che non hanno un cachet fisso e guadagnano solo in base alla partita.
Questa distinzione cambia tutto, soprattutto quando si passa dalle cifre dette in studio a ciò che arriva davvero sul conto.
Quanto guadagnano i pacchisti: la cifra che sorprende (in basso)
Il dato più citato, e quello che mette d’accordo molte ricostruzioni, è questo: i pacchisti ricevono un compenso minimo di 50 euro lordi a puntata, spesso erogato in gettoni d’oro. Tradotto nella vita vera, somiglia più a un rimborso spese o a un gettone di presenza che a uno stipendio televisivo.
Eppure, qui entra in gioco la parte “umana” della televisione: non tutti i pacchisti hanno la stessa visibilità. Chi sta più vicino al conduttore, chi interagisce di più, o chi arriva con una piccola notorietà pregressa, può talvolta negoziare condizioni migliori.
Le stime “alte”: 200-400 euro a episodio, ma con molte variabili
Secondo alcune fonti, la media reale potrebbe salire, in alcuni casi, verso 200-400 euro a puntata. È una forchetta che va presa con cautela, perché dipende da fattori come:
- ruolo e centralità in scena (più battute, più interazioni),
- eventuale popolarità personale,
- accordi individuali e disponibilità.
Poi c’è un dettaglio che molti ignorano: tra tasse e costi legati alla trasformazione dei gettoni in denaro, la sensazione finale può essere quella di “vedere” meno di quanto si immaginava.
I pacchisti possono diventare concorrenti: il vero “colpo di scena” economico
La cosa più interessante, secondo me, è questa: il pacchista non è “bloccato” nel ruolo. Quando viene estratta la sua regione, può diventare concorrente e giocarsi la partita.
Quindi sì, la presenza quotidiana può essere modesta sul piano economico, ma apre la porta alla possibilità più grande: sedersi al centro e puntare al montepremi.
Quanto guadagnano i concorrenti: dal centesimo al sogno da 300.000 euro
Qui il meccanismo è molto più semplice e molto più crudele: nessun compenso fisso, tutto dipende da come va la partita. Il premio può essere di pochi centesimi oppure arrivare fino a 300.000 euro.
Il punto è che la cifra annunciata non coincide con ciò che si incassa. Sul premio, infatti, si applica una tassazione intorno al 20-22%, più costi ulteriori legati alla conversione dei gettoni d’oro, spesso stimati attorno a un altro 5%, con oscillazioni legate anche al prezzo dell’oro e alle commissioni pratiche.
Una parola chiave per capirlo è tassazione: è il passaggio che trasforma la “grande cifra” televisiva in un importo più realistico.
Un esempio pratico (per capire senza farsi prendere in giro dai numeri)
Mettiamo una vincita lorda di 100.000 euro. Ecco una simulazione semplice:
| Voce | Stima | Importo |
|---|---|---|
| Vincita annunciata | 100% | 100.000 € |
| Imposte (20-22%) | 22% | -22.000 € |
| Netto dopo imposte | 78% | 78.000 € |
| Costi conversione (circa 5%) | 5% | -3.900 € |
| Stima finale | 74.100 € |
Non è una scienza esatta al centesimo, ma rende l’idea: il “netto” può scendere in modo sensibile, anche quando la cifra iniziale sembra enorme.
La verità, in una frase: piccoli gettoni, grandi possibilità (ma non a prezzo pieno)
Alla fine, il quadro è chiaro: i pacchisti prendono cifre contenute, spesso simboliche, mentre i concorrenti possono vincere molto, fino a 300.000 euro, però con una riduzione concreta dovuta a imposte e conversioni. Il bello, e anche il più spiazzante, è che la televisione ti mostra il numero “da sogno”, ma la vita reale si prende sempre la sua parte.




