C’è un momento, quando apri una vecchia scatola in soffitta, in cui l’aria sembra cambiare. Un odore di carta, metallo e inchiostro secco, e poi lei, la macchina da scrivere, pesante e silenziosa come un segreto. Ecco, prima di pensare “ingombra” e portarla in discarica, vale la pena fermarsi un attimo: alcuni modelli, oggi, possono valere migliaia di euro.
Perché una macchina da scrivere può costare così tanto
Il valore non sta solo nel fascino vintage. Una macchina da scrivere d’epoca è un oggetto dove si incontrano storia, design e rarità. Alcune hanno inaugurato standard che usiamo ancora oggi, altre sono diventate icone perché hanno accompagnato scrittori, giornalisti, uffici e famiglie per decenni.
E poi c’è il dettaglio più concreto: il mercato del collezionismo premia i pezzi giusti, soprattutto se sono completi e ben conservati, proprio come accade con vinili, orologi e macchine fotografiche.
I modelli più preziosi (quelli da “wow”)
Qui entriamo nella fascia alta, quella in cui un singolo esemplare in condizioni eccellenti può far salire la quotazione a diverse migliaia di euro.
Tra i nomi che fanno brillare gli occhi ai collezionisti:
- Sholes and Glidden Type-Writer (1873): è la prima macchina commerciale che ha introdotto il layout QWERTY. Quando se ne trova una ben tenuta, parliamo di cifre importanti, spesso nell’ordine delle migliaia di euro.
- Remington No. 1 (1873): stesso periodo, stesso peso storico. Un esemplare in ottime condizioni, e magari con dettagli originali intatti, può raggiungere valutazioni molto alte.
- Underwood No. 5 (circa 1900): una delle più collezionate, ha rivoluzionato il mercato con un’impostazione che è diventata quasi “lo standard” visivo della macchina da scrivere. Valori indicativi: 200-800 euro, ma la forbice cambia molto in base a condizioni e completezza.
- Royal Quiet De Luxe: amata per il suo design più ergonomico e “scorrevole”, è associata al Novecento e agli ambienti letterari. Si trova spesso tra 100 e 800 euro.
- Remington Portable e Remington Noiseless: ricercate per affidabilità, design e valore storico, possono salire bene se in condizioni eccellenti.
Se ti stai chiedendo come sia possibile che un oggetto “da ufficio” valga come un gioiello, pensa a questo: è un pezzo di storia che puoi toccare e usare, non solo guardare.
I modelli comuni, ma con un valore sorprendente
Qui arriva la parte più interessante per chi ha una macchina “normale” ereditata da un nonno o trovata in casa. Anche modelli meno rari, se ben tenuti, possono valere tra i 300 e i 500 euro. E quando entrano in gioco rarità, colorazioni particolari, serie limitate o condizioni quasi perfette, si può superare anche quota 1.000 euro.
Un caso simbolo è la Olivetti Lettera 22: bella, compatta, desiderata. In buono stato è spesso nella fascia 300-500 euro. Se invece hai anche scatola originale, manuali e accessori, e la macchina sembra “uscita ieri”, può arrivare a 700-1.000 euro.
Cosa fa salire davvero il prezzo (e cosa lo fa scendere)
Qui conviene ragionare come un collezionista. Le variabili principali sono poche, ma decisive:
- Marca e modello: alcuni nomi sono più richiesti, punto.
- Rarità: edizioni poco diffuse, anni particolari, varianti specifiche.
- Condizioni: tasti che rispondono bene, meccanica fluida, vernice integra, assenza di ruggine.
- Completezza: custodia, manuali, ricevute, nastri e accessori originali.
Al contrario, quello che abbassa il valore è quasi sempre prevedibile: parti mancanti, corrosione, tasti bloccati, riparazioni “creative” fatte in casa, o pulizie aggressive che rovinano finiture e decalcomanie.
Come capire rapidamente se la tua merita una valutazione
Prima di fare qualsiasi mossa, prenditi dieci minuti e controlla:
- Nome e numero del modello (spesso davanti o sul retro)
- Numero di serie (utile per datare la macchina)
- Presenza di scatola e documenti
- Stato dei tasti e del carrello (si muove senza sforzo?)
- Foto nitide da più angolazioni (serviranno per una stima)
La verità è semplice: non tutte valgono una fortuna, ma alcune sì, e spesso sono proprio quelle che restano anni in silenzio su uno scaffale. Se ne hai una, non buttarla via. Potresti avere tra le mani un oggetto che, oltre a raccontare storie, oggi ne vale parecchie.




